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THE NET IMPACT ON HEALTH DIVIDE

Nel corso del Global Forum sull’e-government che si è tenuto dal 12 al 17 Marzo a Napoli, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta da Demos, il più influente dei pensatoi inglesi, e Vision, la think tank italiana. All’incontro hanno partecipato delegati di circa 20 Paesi diversi, rappresentanti di associazioni di consumatori, i direttori generali del Ministero della Sanità di diversi Paesi, managers di alcune software houses e di nuovi portali dedicati alla salute (ad es. farmacia.it).

LA PRESENTAZIONE
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Il seminario dedicato all’impatto di Internet sui Sistemi Sanitari ha fatto emergere quattro notizie che costituiscono altrettanti contributi innovativi al Global Forum:


  1. I Sistemi Sanitari, come tutti i sistemi del welfare, sono in forte crisi di efficienza: lo dimostrano una serie di evidenze raccolte – sulla base di dati OMS e Banca Mondiale - dalle due think tank; il confronto storico, ad esempio, tra la evoluzione della spesa sanitaria rispetto al PIL – cresciuta a livello Unione Europea dal 4,1 del 1950 al 9,6% attuale – ed incrementi nella speranza di vita media – nel decennio tra il 1950 ed il 1960 furono in Europa aggiunti alla speranza di vita 5.5 , negli anni novanta il guadagno è stato solo di 1.9 anni. Come dire paghiamo sempre di più per rendimenti fortemente decrescenti. Tra i dati raccolti anche qualche ulteriore sorpresa: tra i Paesi con sistemi salute meno efficienti gli Stati Uniti: a fronte di una spesa di 4186 dollari pro capite, la speranza di vita media aggiustata per le malattie è di 70 anni; in Grecia con una spesa di 905 dollari ci si può aspettare di passare 72,5 anni in salute: questi ultimi dati confermano evidentemente che i sistemi salute sono fatti non solo di dottori e ospedali ma anche di dieta e stili di vita.


  2. Internet può aumentare in maniera assai forte la produttività (efficienza) dei sistemi sanitari: lo dimostrano i casi raccolti dalle think tank: il Global Health Network nato negli Stati Uniti consente a diversi Paesi in Via di Sviluppo di condividere risorse e farle affluire in maniera veloce dove dovesse manifestarsi un improvviso bisogno (epidemie, disastri naturali, carestie); l’informatizzazione del sistema sanitario nella Regione Lombardia – presentato al forum – consente una drastica riduzione dei costi amministrativi e di aumentare fortemente il livello di personalizzazione dei trattamenti.

  3. Internet però non può da sola fare quasi nulla se non accompagnata da una radicale riorganizzazione degli stessi sistemi; in effetti i vantaggi delle tecnologie sono quelli di ridurre fortemente i costi di acquisire informazioni (sul migliore farmaco, sul migliore specialista) e di fare sceltei se davvero vuole fare del proprio prodotto on line (NHS direct) una leva strategica. tra opzioni diverse: il National Health System inglese si trova, ad esempio, a dover affrontare profonde ristrutturazione.

  4. Alcuni Paesi in via di sviluppo sembrano avere un vantaggio competitivo nello sfruttare Internet come strumento per migliorare l’efficacia dei servizi sanitari; quest’ultimo appare essere un messaggio in contro tendenza rispetto alla logica del digital divide: e tuttavia anche se quasi tutti i Paesi non OCSE mostrano ritardi nella infrastruttura (hardware) tecnologica, alcuni di essi mostrano una propensione maggiore in termini di competenze linguistiche (il 32% degli indiani con meno di 35 anni parla l’inglese contro il 13% degli italiani), informatiche (la stessa India esporta ingegneri in tutto il mondo), percentuali di PIL spesa in ICT (10 in India contro l’8% Italiano su dati ITU). Esiste poi un’altra considerazione: come spiegano Tom Bentley e Francesco Grillo, i Paesi in via di sviluppo possono essere paradossalmente avvantaggiati per il fatto di non dover subire l’altissimo costo sociale e politico di riconvertire pesanti, consolidati sistemi sanitari nati in epoche e con presupposti completamente diversi.

Da queste considerazioni emerge dal seminario una indicazione più ampia valida per l’intero Forum Globale: “il digital divide non può – dicono ancora i ricercatori di Demos e di Vision – essere trattato in termini puramente quantitativi (“mettiamo i computer dove non ci sono”); e neppure ha un senso trattare il digital divide come questione su cui specializzare una politica, un gruppo di esperti o una nuova organizzazione internazionale. Infatti, il digital (inteso come combinazione di computer, telefoni, televisioni, software …) và inteso come componente assolutamente centrale, nuova sulla base della quale ripensare tutte le strategie orientate a riequilibrare i social divide che già conoscevamo e che sempre di più dividono il mondo”.

   

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