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LE TECNOLOGIE COME ACCELERATORE DEL PROCESSO DI DEVOLUTION

Nella Internet Era sarà ancora più evidente, sarà molto più evidente un elemento che sembra del tutto sfuggire al “dibattito” sul decentramento: non esiste una configurazione istituzionale, una data distribuzione di poteri tra diversi livelli che possa essere assunta invariante nel tempo e nello spazio[1]. Nel tempo perché le tecnologie cambiano di continuo il livello ottimale (locale, regionale, nazionale, globale) al quale conviene assegnare un dato problema (e con esso le relative risorse finanziarie, umane e le competenze necessarie). Nello spazio perché ciò che può essere ragionevole – in termini di assetti istituzionali – in un dato contesto può non esserlo in un altro e, ad esempio, è un fatto assolutamente acquisito che Amministrazioni Regionali diverse nello stesso Stato possano essere diversamente attrezzate ad affrontare date questioni.

Questa che è una considerazione persino ovvia sembra essere ignorata nella guerra di posizione infinita sulle infinite possibili diverse ipotesi di devolution: continuiamo ad ignorare che la modernità non è segnata dalla differenza tra accentramento e decentramento, ma da quella tra rigidità e flessibilità , tra immanenza del concetto di Stato e “geometrie variabili” degli assetti del potere. La modernità della “rete”, alla fine, proprio in questo consiste: nella capacità di governare reti di progetti tra di loro alleati o in competizione.

Questa può, anche, apparire considerazione teorica e però se la ignoriamo saranno sbagliati nei loro basics molti dei ragionamenti che andiamo urlando e, persino, i mitici, faticosissimi, onesti, interminabili traghettamenti di pezzi di Potere da un livello ad un altro risulteranno soluzioni parziali.

Prendiamo la questione delle tecnologie quale fattore che cambia gli equilibri di potere tra governi centrale e locale. In che maniera tali equilibri cambiano nella realtà vera? La risposta ancora una volta poco ha a che fare con il mondo delle certezze.

Il potere della informazione

Viene meno, indubbiamente, con Internet la Forza più grande che era con il Potere Centrale: quella della informazione.
La tesi appare semplice come può esserlo un sillogismo:

1.     L’informazione è Potere e il governo centrale, tradizionalmente, detiene un vantaggio competitivo rispetto al governo locale in quanto riesce ad accedervi molto più facilmente, tuttavia

2.     Internet abbassa i costi di accesso all’Informazione e la rende disponibile a tutti e dunque

3.     cambia, spostandosi verso il basso, la distribuzione ottimale (se essa esiste) di potere tra livelli diversi di istituzioni.

Esempio importante di questo processo è, ad esempio, quanto sta già progressivamente accadendo a quella che ancora chiamiamo Legge Finanziaria ed in generale al processo di formazione del Budget dello Stato. Fino a pochi anni fa non era neppure concepibile che tale processo non fosse centralizzato e ciò per una questione di tipo informativo. E’ necessario, infatti, che il budget sia elaborato sulla base di dati relativi alle spese nell’anno precedente ed ovviamente questi dati non potevano che arrivare in un unico luogo centrale che li avrebbe elaborati in unico documento di programmazione.
Internet cambia radicalmente la prospettiva. Rende teoricamente possibile che ciascuna amministrazione (centro di costo) faccia conoscere i propri numeri a ciascun altro centro di costo, a costi e tempi vicino allo zero e pareggiando la quantità di informazione disponibili a ciascuno dei partecipanti al network. Non solo. E’ teoricamente possibile che la stessa elaborazione della Mega Ragioneria Centrale sia interamente sostituita da un software nel quale incorporare criteri (e vincoli) e che in automatico gestisca la formazione del budget prescindendo addirittura dalla esistenza di un Centro.
Possibilità teoriche eppure il solo fatto che esse esistono finirà con l’avere conseguenze pratiche assai importanti [2].
E tuttavia alla teoria non corrisponde immediatamente la realtà. I problemi sono di eccesso di informazione, di competenze, abitudini spesso non adeguate, di inerzia diffusa. E poi esiste un problema persino più strutturale.

Poteri locali più forti per comunità senza più confini.

Se le tecnologie comporteranno uno spostamento di potere dal livello centrale alle amministrazioni locali, queste stesse amministrazioni saranno comunque “sfidate” e costrette ad abituarsi a competere (o ad allearsi) tra di loro. Si apre uno scenario fatto di opportunità, ma anche di fine del monopolio legale che le istituzioni locali hanno su un dato territorio ed il bilancio netto finale dipenderà moltissimo dalla velocità di “adattamento”.
Internet produrrà, infatti, non solo un trasferimento di potere dalle amministrazioni centrali a quelle locali, ma anche da queste ai singoli individui – cittadini. Il Sistema Sanitario è, probabilmente, il più importante tra gli esempi di quanto sta per accadere. Internet sarà per tutti la possibilità – almeno quella – di avere accesso a molta più informazione e ad una scelta molto più ampia. Questo significa progressivamente più persone che domandano di ottenere il servizio pubblico fuori dal proprio territorio di residenza, una progressiva scomparsa dei fornitori di servizio le cui prestazioni sono inferiori, una graduale focalizzazione di ciascuno dei soggetti del Sistema (incluso medici e ospedali) sui propri vantaggi competitivi (ad esempio su specifiche patologie)[3].
Probabilmente vedremo “semplicemente” la fine del principio per il quale copertura universale significa che ogni cittadino abbia diritto a tutti i servizi di base entro un certo numero di chilometri. La telemedicina finirà col rilevarsi un’applicazione che pone in discussione non un singolo processo o servizio, bensì i principi, il principio basilare sul quale l’istituzione Sistema Sanitario Nazionale è organizzato: e ciò comporterà nel tempo una grande crescita di produttività e di benessere, ma anche una riallocazione massiccia di risorse: probabilmente la scomparsa di chi riteneva sufficiente presidiare il proprio territorio.

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E allora cosa succederà alla quantità di potere che ciascuna delle istituzioni avrà a disposizione? Sarà più grande la spinta determinata dallo slittamento verticale di grandi quote di potere o la competizione tra amministrazioni per quote di consenso?

Entrambe le cose sono vere, entrambe le dinamiche stanno già agendo (e magari non ce ne siamo accorti). L’equilibrio nuovo sarà diverso e diverso probabilmente per ciascuna istituzione. E, come si diceva, l’errore è proprio quel voler fissare nelle Tavole della Legge o nelle Costituzioni distribuzioni di Potere che possano durare per sempre. E’, forse, finito proprio il tempo in cui Istituzione era, per definizione, una Entità (immanente, al di sopra e aldilà degli uomini che dovrebbe “servire”) alla quale era stato assegnato un potere dato e date risorse a “prescindere dal tempo e dallo spazio”.
E’ vero, però, che il concetto di Istituzione Flessibile è ancora in gran parte talmente poco conosciuto dall’apparire una impossibile contraddizione terminologica. E’ vero che non abbiamo ancora alternative. I tempi che verranno sono però assai affascinanti. Continueremo ad avere, ancora per un po’, dibattiti ottocenteschi sul giusto livello di devolution e intanto la realtà continuerà a correre in un'altra direzione. Le Pubbliche Amministrazioni saranno, in qualsiasi caso, il luogo dove accadrà gran parte del cambiamento che la costruzione della Network Society ci chiede.
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[1] Ed è per questo che è, almeno in parte, sbagliato (e però privo di vere alternative) utilizzare le costituzioni e le leggi per fare federalismo. Forse le costituzioni potrebbero essere usate invece per definire i meccanismi attraverso i quali i poteri vengono ridistribuiti e non la attuale distribuzione di essi: ma questa è un’altra più complessa storia.


[2] Tali processi tecnologici diventano ancora più potenti se in parallelo si muovono processi economici e politici nella stessa direzione. Ed insomma è la stessa Legge Finanziaria – momento centrale della esistenza dello Stato Moderno – che potrebbe trovarsi nella condizione di essere “sfidata” dall’”alto”  e dal basso…


[3] Ed anche in questo caso è probabile che antiche istituzioni costruite su basi locali (come il medico generico e l’ospedale civile) siano destinate a dover fortemente rivedere – nei prossimi decenni - il proprio profilo professionale.

   

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