Dopo i referendum: un commento serbo sul futuro dell’Unione

Aleksandra Bobic*

Poco meno di due mesi fa in Serbia aspettavamo ansiosamente e impazientemente il risultato della Commissione sull’Accordo di Stabilizzazione e Associazione. Il 12 aprile la Commissione ha finalmente annunciato che confermava il progresso sufficiente per aprire le negoziazioni! “Questo segna l’inizio della strada verso l’Europa per la Serbia e il Montenegro”, avevano detto. Eppure, anche i più ottimisti tra i sostenitori delle idee e valori europei, anche se contenti e felici, erano cauti.
Allo stesso tempo i nazionalisti e gli scettici continuavano a ripetere maliziosamente che anche la Turchia ha raggiunto un risultato positivo per decadi e comunque ancora non è successo niente.
Il “No” francese e olandese alla costituzione dell’Unione Europea non poteva arrivare in un momento peggiore. Per tutti, ma specialmente per i paesi candidati. Dal 2000 la famiglia europea non è mai apparsa così lontana.
Ufficialmente nulla è cambiato.
Questa è la frase più ripetuta negli ultimi giorni, da tutte le parti d’Europa, e da tutti gli uffici governativi a Belgrado. Rassicurazioni vengono fatte sul fatto che il processo di integrazione continuerà e che gli ultimi eventi non lo influenzeranno.
Generalmente parlando, la prospettiva di un’integrazione europea è accettata dalla maggior parte della popolazione serba, anche se la maggior parte non è a conoscenza del suo reale significato. Inoltre, questa prospettiva riguarda un futuro remoto e i sostenitori dell’UE sperano che i problemi interni europei vengano risolti prima della messa in agenda dell’annessione della Serbia. Il supporto che l’EU da al paese è spesso visto come più politico e dichiarativo, invece di tenere conto della discrepanza dell’assistenza finanziaria data alla Serbia rispetto ad altri paesi candidati della regione.
Alcuni analisti avvertono che l’UE potrebbe chiudere le porte per qualche tempo per cercare di consolidarsi. I sostenitori si chiedono se è possibile che la stessa idea xenofobica abbia vinto sia in Francia che in Olanda.
Ma l’euroscetticismo è probabilmente motivato da ragioni economiche e sociali, è diretto verso i politici e le loro visioni dell’Europa e non è puntato contro l’idea europea. L’idea europea è stata un obiettivo e un’ideale per i giovani democratici nei Balcani occidentali. Sarà difficile ora andare avanti con il processo di riforma, per continuare a difendere quell’idea in pubblico. Se tutto va bene l’euroscetticismo non diventerà più forte e la crisi verrà presto superata.
La democrazia fragile probabilmente soffrirà a causa della turbolenza, questo sarà un altro test difficile … per tutti.
Per concludere ho scelto di citare il più divertente e scherzoso commento di un giovane serbo: “non vedo l’ora che diventiamo parte dell’UE così anche io potrò votare contro la Costituzione!”. Penso che tutto sommato questa frase raccolga in sé lo spirito dell’opposizione tra i giovani, anche tra i giovani europei. Non tradirebbero gli ideali però…o forse si?

7 giugno 2005

* Aleksandra Bobic è corrispondente dall’Italia del quotidiano serbo "Vecernje novosti".


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