Il mondo olimpico dalla prospettiva della Sette Rosa
Lilly Allucci*
Mi chiamo Carmela Allucci, per tutti Lilly, sono capitana della nazionale di pallanuoto femminile vincitrice dell’oro alle ultime Olimpiadi di Atene. Ho 34 anni, pratico nuoto e pallanuoto dall’età di sei e sono in nazionale dall’età di quindici. Con quest’ultima vittoria, la più prestigiosa, ho coronato una carriera sportiva di tutto rispetto con una nazionale italiana di pallanuoto femminile che negli ultimi quindici anni ha vinto quattro europei e due mondiali. È da questa precisa prospettiva che mi accingo a rispondere ai miei amici di Vision. Con la mia premessa già si potrebbe affermare che o vissuto in maniera intensa quello che possiamo definire il “mondo sportivo”, un mondo che il più delle volte si sviluppa in un ambiente sano, pulito e competitivo. Certo, si possono incontrare delle brutture (giudici parziali, corruzioni, doping ecc..), ma il tutto si sviluppa in un ambiente protetto da regole e aspettative. Il cosiddetto “mondo reale” ha, invece, regole che vengono continuamente disattese, è alla mercé della violenza e dell’opportunismo senza che si riesca a vedere o a prevedere le conseguenze di azioni che nascono purtroppo dalle esigenze di pochi uomini a discapito della maggioranza.
L’esperienza delle Olimpiadi, la mia prima esperienza, ha aumentato ancora di più la mia consapevolezza che il “mondo sportivo”, così come l’ho definito, è decisamente lontano da quello reale. Manifestazioni sportive di alto livello, come gli europei e i mondiali, davano già l’idea di questa differenza per la lealtà e la competitività delle singole competizioni, per quanto i momenti di confronto fossero ancora concentrati sulla competizione di un singolo sport,, la pallanuoto appunto, e non si estendessero al mondo esterno, condividendo, ad esempio, luoghi ed esperienze di tempo libero in comune (ogni squadra viveva in un albergo, spesso distante da quello degli avversari). Le Olimpiadi rappresentano, invece, il massimo che ogni atleta possa desiderare, il vero “mondo sportivo” dove vivi in un unico ambiente, concentrato in un ambito territoriale ristretto, tutti gli sport e le culture sportive di tutto il mondo. Nel villaggio olimpico non solo vivi insieme agli altri atleti della tua stessa nazione,condividendo gioie e sofferenze, ma convivi anche con tutti gli atleti del mondo che hai possibilità di incontrare e conoscere senza grosse difficoltà, con gioia di partecipazione e voglia di vincere. Non vivi nessuna disuguaglianza, mangi insieme a tutti e frequenti gli stessi posti dedicati al tempo libero. Insomma sembra che ognuno viva in un mondo perfetto lontanissimo da quello reale, nasce la consapevolezza che esso rappresenti un’ideale Società Utopica a cui ambire, ma che, per definizione stessa, non potrà mai esistere in un luogo reale..
Nel mondo reale il vantaggio del singolo o del gruppo ha senso anche solo per l’interesse di un unico partecipante; nello sport il singolo o il gruppo avvantaggiano e rendono più unita anche la nazione che rappresentano e, quindi, simbolicamente, tutti i suoi abitanti. Per quanto sia utopico il mondo sportivo, esso può comunque rappresentare un modello sociale di riferimento per tutti i cittadini che rappresenta e dovrebbe a mio avviso sempre più influenzare il mondo reale (e non il contrario, come nel caso delle brutture poc’anzi indicate).
6 settembre 2004
**Lilly Allucci è capitano della nazionale di pallanuoto femminile, medaglia d’oro ad Atene 2004. Ha 34 anni, pratica nuoto e pallanuoto dall’età di sei, è in nazionale dall’età di quindici. Con la Nazionale ha vinto quattro Europei e due Mondiali.
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